Into the Wild
“ALTRA CULTURA” Anno accademico 2008 – 2009 Castelletto di Cuggiono – La Scala di Giacobbe Lunedì 25 maggio 2009 – ore 21.00 Terzo trimestre: “LEGGERE IL CINEMA” “Il cinema è fatto più per persone che per raccontare storie” (Jean Luc Godard) “Senza bellezza il mondo è un tenebroso carcere” (Leonardo) “Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina sulla terra per smarrirsi nella foresta” (Alexander Supertramp, maggio 1992) Titolo Into the wild Nelle terre selvagge Paese Usa Anno 2007 Durata 140 min Genere avventura, drammatico Soggetto tratto dal romanzo “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer Sceneggiatura Sean Penn Musiche colonna sonora di Eddie Vedder Interpreti Emile Hirsch: Christopher McCandless e personaggi Vince Vaughn: Wayne Westerberg Kristen Stewart: Tracy Jena Malone: Carine McCandless William Hurt: Walt McCandless Catherine Keener: Jan Burres Marcia Gay Harden: Billie McCandless Hal Holbrook: Ron Franz Il libro, da cui è tratta la sceneggiatura del film, di Jon Krakauer, fu pubblicato per la prima volta negli Usa nel 1996. Non un romanzo, ma storia vera di Christopher McCandless (che si firmerà Alexander Supertramp = supervagabondo), che dal 1990, a ventidue anni, dopo essersi laureato, lasciando tutto, si inoltra nelle terre selvagge verso l’Alaska. La filosofia di Chris: “non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso”. Una delle ultime affermazioni del protagonista è rivelatrice dell’ “Homo viator”: “e ora, dopo due anni di vagabondaggi, arriva l’ultima avventura, la più grande. La battaglia finale per uccidere il falso sé interiore e concludere trionfalmente la rivoluzione spirituale”. E’ l’ultima firma con Alex Supertramp. Nel suo ultimo disperato S.O.S. si firmerà di nuovo “Chris McCandless”. Data la gravità della situazione (agosto 1992), aveva abbandonato il glorioso nomignolo per tornare a quello ricevuto alla nascita dai propri genitori (ha ritrovato se stesso?): “S.O.S. Ho bisogno del vostro aiuto. Sono malato, prossimo alla morte e troppo debole per andarmene a piedi. Sono solo, non è uno scherzo. In nome di Dio, vi prego, rimanete per salvarmi. Sono nei dintorni a raccogliere bacche e tornerò stasera. Grazie”. Il 12 agosto scrisse le sue ultime parole sul diario: “mirtilli meravigliosi”. Dal 13 al 18 agosto non fece che tenere il conto del passare dei giorni. In una pagina di Robinson Jeffers, dove si afferma che “la morte è una storiella feroce: ma morire … è soprattutto liberarsi della debolezza”, McCandless compose un breve messaggio d’addio: “Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica”. Probabilmente morì il 18 agosto. Una delle ultime cose che Chirs fece in vita fu quella di scattarsi una foto accanto all’autobus sotto la volta celeste dell’Alaska. Con una mano rivolge il biglietto d’addio e con l’altra porge un saluto sereno e coraggioso al mondo. Chris sorride e il suo sguardo è inequivocabile: McCandless era in pace, beato come un monaco che va dal Signore. Il suo esodo, non solo esteriore, è approdato alla meta: ritrovare la propria identità. Suggestioni  Il suo è un viaggio interiore Il modo con cui il regista rappresenta Chris richiama il modello iconografico di S.Francesco negli affreschi di Giotto ad Assisi, il suo svestirsi davanti al padre, al vescovo in piazza: nasce l’uomo nuovo. Leopardi nello Zibaldone (1 agosto 1820) medita sull’ardore giovanile: “Sebbene è spento nel mondo il grande e il bello e il vivo, non è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto né possibile a togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita e a sdegnare la nullità e la malinconia”. N.B. – Allo spettatore resta di confrontarsi con l’implicita domanda di Chis: che cosa fa sì che una vita umana sia veramente degna di essere vissuta? Che cosa è in grado di rendere l’uomo, nonostante tutto, veramente felice?  L’intensità del rapporti d’amicizia Ronald Franz, la giovane sedicenne, musicista folk, profondamente innamorata di lui; una coppia di “hippy” che vagano con il loro furgone; il suo occasionale datore di lavoro, altri amici come buoni compagni di viaggio.  I libri che portò con sé: Gogol, Thoreau, Tolstoj, Twain, Jack London (“Zanna bianca”), Boris Pasternak di cui cita nel suo diario un passo del Dottor Divago: “Occorre un’attrezzatura spirituale e in questo senso i dati sono tutti nel vangelo. Eccoli. In primo luogo, l’amore per il prossimo … Poi i principali elementi costitutivi dell’uomo d’oggi, senza i quali l’uomo non è pensabile, e cioè l’idea della libera individualità e della vita come sacrificio”. Accanto alle parole di Pasternak “la felicità isolata non è felicità”, annotò: “La felicità è vera soltanto quando è condivisa” (cfr “Qualcuno con cui correre”).  La bellezza e la verità La sua non è la versione aggiornata del “Figlio prodigo”. Semmai è la storia di un figlio che non vuole avere alcuna eredità e non vuole avere parte dei beni che gli spettano. “Non mi servono i soldi, rendono le persone prudenti. Parafrasando quello che dice Thoreau: non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità” (C.J. McCandless) N.B. – La “fuga” di Chris non è una fuga dalla realtà: è una corsa fin troppo accelerata nella realtà, alla ricerca di qualcosa per cui valga le pena vivere: è alla ricerca dei significati profondi con i quali affrontare l’esistenza e l’autenticità dello spirito.  La capacità di commozione : l’elogio della mela rossa “tu sei veramente buona. Tu sei cento, mille volte migliore di qualsiasi mela che non ho mai mangiato. Sei una super mela. Sei così gustosa. Sei così biologica. Sei così naturale. Sei la pupilla (“apple”) dei miei occhi. Il linguaggio cinematografico è intenso e complesso; richiama letteratura (cfr autori citati), paesaggi, costumi, fotografia, scenografia, musica, silenzi, autobus rifugio = “magic bus”, che si trova ancor oggi in Alaska.  L’attore protagonista Emil Hirsch così si esprime: “Per me è un onore rendere omaggio alla memoria di Chris, una persona davvero speciale, unica, animata da fortissimi ideali”. Le figure del padre, della madre, soprattutto della sorella Carine, la voce narrante del film.  Il film si chiude con l’immagine reale di Christopher McCandless nel celebre autoscatto che lo raffigura appoggiato al “magic bus”, unico fotogramma che documenta la sua presenza in Alaska.  Nel film c’è un riferimento a Sergio Leone: “Il buono, il brutto, il cattivo”: Chris ha la locandina appesa nel suo appartamento di Atlanta.  Dal diario del 10 maggio 1991: “Ciò che conta sono le esperienze, i ricordi, l’immensa gioia di vivere a fondo, che dischiude il significato vero dell’esistenza. Dio, quanto è meraviglioso essere vivi! Grazie. Grazie”. don Carlo
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Postato da claudio il 27/05/2009 alle 06:36
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QUALCUNO CON CUI CORRERE
“ALTRA CULTURA” Anno accademico 2008 – 2009 Castelletto di Cuggiono – La Scala di Giacobbe Lunedì 20 aprile 2009 – ore 21.00 Terzo trimestre: “LEGGERE IL CINEMA” “Il cinema è fatto più per persone che per raccontare storie” (Jean Luc Godard) Titolo QUALCUNO CON CUI CORRERE (Quelle vite di strada a Gerusalemme) Paese Israele Anno 2006 Durata 118’ Genere drammatico Regia Oded Davidoff Soggetto dal romanzo di David Grossman Sceneggiatura Noah Stolman Musiche Ran Shem-Tov Interpreti Bar Belfer: Tamar e personaggi Yonatan Bar-Or: Asaf Yval Mendelson: Shai Rinat Matatov: Shelly Tzahi Grad: Pesaci Danny Steg: Tzahi Neomi Polani: Theodora Rami Davidoff: Jonathan Smadar Jaaron: Leah N.B. La comparsa fuggevole e sfuggente D.Grossman, autore del romanzo (forse per rappresentare il suo “correre” alla ricerca del suo figlio?) 1. Trama • Ad Asaf, ragazzo sedicenne, che lavora in municipio, viene affidato l’incarico di rintracciare il padrone di un cane, attraverso l’inseguimento dell’animale per le vie di Gerusalemme: una città surreale rispetto alla realtà: né religiosa, né turistica; giorno e notte piena di ragazzi, che, per le vie e le piazze, suonano, cantano, recitano, fanno chiasso, elemosinano sia soldi sia droga • Una ragazza bellissima, Tamar, pure lei sedicenne, che, in parallelo o in simmetria, corre come il suo ignoto soccorritore. E’ la “corsa della vita”: “corrono” insieme verso qualcosa più grande di loro • A unire i due un filo sottile: Dinka, un Labrador fuggito e rinchiuso nel canile municipale: è il “fratello” perdutosi nei meandri di una città tentacolare. Da questo momento la vita di Asaf si sconvolge: il cane lo porterà a incontri insoliti, con intrighi e malavita accidiosa. La sua è la scoperta, sempre più sconcertante, del significato del vivere: il passaggio dall’adolescenza alla maturità, con i “riti di iniziazione” N.B. – Il film inizia con il taglio dei capelli (recidere il cordone ombelicale dalla famiglia) e termina con i capelli nuovi e riccioluti, così pure il sorriso iniziale quasi enigmatico e quello finale, liberatorio e pieno di felicità • Attorno ai “tre” protagonisti: Theodora, una suora di clausura, ingenua, aperta, curiosa di ciò che avviene all’esterno: vede il mondo attraverso gli occhi di Tamar Leah, ex tossicodipendente, pronta a mettersi a rischio per Tamar Kamaf è l’ex ragazzo di Reli, sorella di Asaf Pesach, un protettore criminale che sfrutta il talento artistico dei suoi irretiti 2. Commento Il protagonista, correndo con un cane e una speranza mai sopita, prova a cambiare la vita della sua sconosciuta coetanea. E’ una lotta titanica per poter riconsegnare Tamar all’innocenza ancora possibile, una lotta eroica sulla capacità e necessità di sopravvivere in un contesto di inarrestabile decadenza. E’ una storia di “incanti”, che porta a riflettere sull’amore tra fratello e sorella, sull’amicizia più forte di ogni contrattempo e capace di dare senso all’esistenza. 3. La costruzione del testo (romanzo e film) è sulla falsariga della fiaba: Asaf è il principe, che batte gli antagonisti per arrivare all’oggetto sconosciuto del desiderio; Tamar, la principessa, che deve essere aiutata/salvata; Dinka funge da aiutante magico, che, con tutti gli altri co-protagonisti, aiuta Asaf a raggiungere l’obiettivo. Per essere tale ha un lieto fine: il film è una fiaba moderna, anzi contemporanea. N.B. – Il regista (e l’autore del romanzo) ha verso i protagonisti un atteggiamento di comprensione e di stima più forte e giusto della pietà. 4. Immagini evocanti Lager – prigione – evasione – fuga – chiave nel cassetto – foto – scritti – desiderio di essere ritrovata Una frase riassuntiva: “tu hai un futuro, non sei come noi”. Vi sono due società parallele, quasi due binari: la musica-arte risana, rinnova, dà prospettiva e futuro, libera dalle nefandezze. La tenacia tipica della ragazza – donna vincitrice Tre le rovine (antro-utero) rinasce la vita (nuovo parto) a – N.B. Grossman “corre” pure lui alla ricerca del figlio ucciso in Libano (ecco il significato della sua breve comparsa nel film) Primi piani ricercati con cura; silenzi eloquenti. “Questo posto è riservato solo all’arte pura” (Pesach) b – N.B. Il braccio di ferro tra i due fratelli: chi vincerà alla fine? Il mondo reale o quello fantastico, utopico, liberante? c – N.B. “Il cinema ( = “movimento scritto”) è il mezzo migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell’istinto. Il meccanismo creatore dell’immagine cinematografica è, fra tutti i mezzi di espressione umani, quello che ricorda meglio il lavoro dello spirito durante il sogno” (Luis Büňuel) d – N.B. Tre livelli di lettura: • denotativa: storia nuda e cruda, come “appare” • connotativi: elementi che “colorano la storia immaginaria • significativa (processo di significazione): altri e più ampi discorsi dietro ai segni apparenti: es. taglio dei capelli iniziale – capelli “frondosi”, “rotondi” nella scena finale con un sorriso esplodente a cura di don Carlo
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Postato da claudio il 08/05/2009 alle 08:42
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Lunedì 20 Aprile 2009 ore 21.00
"ALTRA CULTURA" Anno Accademico 2008-2009 Terzo Trimestre LETTURA DEL CINEMA Vi ricordiamo che il giorno 20 Aprile alle ore 21.00 preso l'aula magna della Scala di Giacobbe: Proiezione del film "QUALCUNO CON CUI CORRERE" Dal romanzo di David Grossman
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Postato da claudio il 17/04/2009 alle 11:12
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Il Cacciatore di Aquiloni
“IL CACCIATORE DI AQUILONI” Titolo originale The Kite Runner Regia Marc Forster Sceneggiatura David Benioff Musiche Alberto Iglesias Anno 2007 Nazione Stati Uniti d’America Cast Khalid Abballa, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Said Taghmaoui, Zekiria Ebrahibi Produzione DreamWorks SKG, MacDonald/Parkes Pro-Ductions, Neal Street Productions, Participant Productions, Sidney Kimmel Entertainment, Wonderland Films Distribuzione Filmauro Durata 131’ Genere Drammatico 1. Come premessa essenziale, una nota metodologica: chi ha letto l’omonimo romanzo di Kaled Hosseini è pregato di metterlo da parte. Un libro e un film divergono per i generi letterari distinti, con sue regole, come già richiamavo lo scorso anno nell’introduzione alla “lettura del linguaggio cinematografico”. Nello scritto per descrivere un fatto, un dettaglio, un episodio occorrono molte parole, metafore, spiegazioni; nel film basta una immagine, un simbolo per esprimersi. 2. Ciò vale soprattutto per questo film. Per forza di cose non è “analitico” come il “romanzo storico”, è “sbrigativo” soprattutto nella prima parte, nel racconto, “presuppone” attraverso l’immagine, vi è il “non-racconto”, ma un sottinteso narrativo, lasciato allo spettatore (= “spectator”: colui che contempla). 3. Una “chiave di lettura”, e del romanzo e del film, è data dall’autore; “il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a inseguirlo e a riacciuffarlo, quando meno se lo aspetta”. Sono passati molti anni dal giorno in cui la vita dell’amico Hassan – ragazzo da viso di bambola – è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Amir quel giorno ha commesso una colpa terribile e indelebile. Una telefonata (inizio film) inattesa lo raggiunge nella casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve partire, tornare a “casa” per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con il passato, che, con lunghi artigli, gli morde tutto il suo essere. 4. Alcune sottolineature: la festa con gli agnelli, integrazione di più etnie, i fuochi di artificio, brindisi prima del tracollo (ossimoro?); i bambini che fanno volare alto, oltre la realtà, gli aquiloni – loro stessi, quasi una fuga nell’immensità del cosmo; i primi piani, lo sfondo sfumato, il cielo azzurro, i contrasti razziali, la visione di film americani, il macellaio sullo sfondo, metafora di ciò che capiterà, coltello sanguinante fra le mani, la fionda dono dell’amico che all’inizio non colpisce, alla fine acceca l’odiato stupratore, lo sguardo di Amir nel vuoto, l’aquilone salvato perché ricevuto in dono, anche a costo della propria integrità fisica, la guerra sullo sfondo (sovietici, taleban) la differenza tra Baba e Amir, l’autocisterna come seppellimento di sé e spregio della propria dignità. E’ commovente la lettura della poesia: “se piangiamo siamo la Sua nuvola di pioggia”. Il vecchio Afghanistan muore, ne inizia un altro altrove. Ritengo importante la centralità dell’America nel film: Afghanistan→Pakistan→AMERICA→Pakistan→Afghanistan AMERICA E’ la libertà vagheggiata dai pionieri di ogni tempo, è la fuga “altrove”. 5. Alcune parole: “solo rubare è peccato”, “la follia è rubare” e l’esegesi di Baba; il dolore (morfina), non bisogna nascondere il travaglio di un popolo moribondo (il padre Baba è la parabola del suo popolo, la sua telefonata al generale dà inizio a una nuova esistenza) “mi sento come turista nel mio paese”. “Da quegli idioti con la barba non imparerai niente” (cfr immagine di chi è senza gamba: l’Afghanistan ormai monco!). “Non voglio più dimenticare” (ecco i due nomi incisi allora da bambini su un tronco ora ormai inaridito e brullo). La parabola del protagonista così potrebbe essere sintetizzata: “da pavido a impavido” (“scappa, è quello che sai fare meglio”) al contrario di tanti, ancora oggi strombazzanti, nel mondo occidentale: da incendiari a pompieri. Il coraggio ritrovato: “ha un nome, non un bambino hazara”. 6. Conclusione: la lapidazione cancella il passato in nome di Dio?? Ma l’esecutore sarà orbato perchè non sa vedere il nuovo. Sia il libro che il film sono la storia di purificazione di una condanna di una cecità verso la storia e di un rinascere: è l’adozione e la festa. “L’onda terribile della storia travolge le vite dei protagonisti” Saranno i nuovi aquiloni a San Francisco a sancire la nuova storia che ricollega agli aquiloni iniziali. a cura di don Carlo
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Postato da claudio il 23/05/2008 alle 18:02
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La Rosa Bianca
“WEIβEN ROSE” “Il faut avoir l’esprit dur et le coeur tendre” (J.Maritain) “Noi non taceremo, noi saremo la voce della vostra cattiva coscienza; la Rosa Bianca non vi darà pace”. “Sempre resistere alle forze contrarie, mai non piegarsi, mostrarsi saldi, evoca l’aiuto di Dio, delle Divinità” (Poesia di J.W.Ghoete). Titolo originale: Sophie Scholl – Die letzten Tage Nazione Germania Anno 2005 Genere drammatico Durata 117’ Regia Marc Rothemund Cast Julia Jentsch, Alexander Held, Fabian Hinrichs, Johanna Gastdorf, André Hennicke, Florian Stetter Produzione Broth Film, Goldkind Filmproduktion Distribuzione Istituto Luce “Ragazza che ha vissuto in un’epoca che discriminava le donne (la Resistenza non è “cosa da donne”), Sophie Scholl ha creduto nella libertà, ha pagato per essa, non ha ritrattato … Lasciamoci inquietare dal suo coerente, asciutto, “inevitabile” percorso verso la Resistenza, una scelta “normale” che non può non rimetterci ogni volta in crisi” (Paolo Grezzi). Attenzioni  Caratterizzazione dei personaggi positivi e negativi: la linearità, la nitidezza e anche, almeno all’inizio, l’ingenuità dei primi; il sarcasmo, la caricatura, l’isterismo, il dogmatismo, la gestualità “tragicomica” da emeriti idioti dei secondi (cfr il volto satanico del presidente del tribunale e grande inquisitore, che ha la voce stridula di Hitler)  La liricità prorompente della protagonista, il suo sguardo intenso, penetrante, disarmante con una sfumatura di nostalgia, il suo sorriso, la crescente consapevolezza della giustezza della sua scelta, il suo sguardo estasiato della natura che risplende, ma rende orribili le inferriate  L’insistenza del regista sui primi piani, sul silenzio, la poca musica, l’ambiente quasi sacrale, “da liturgia”)  L’attenzione della famiglia, che alla fine è visualizzata attraverso un abbraccio intenso, arricchente, solidale, coinvolgente  La complicità furtiva della guardia carceraria  L’azione che prende avvio all’Università di Monaco, che sarà sede del processo sommario, della sentenza, degli studenti proni e convinti dell’esito del giudizio: festeggeranno l’avvenuta esecuzione in onore del bidello-spia  La paura ormai palpabile, che si legge sui volti degli amici  La pulizia etnico-razzista del regime, come sottofondo a tutto il film Dai verbali del processo  “Ciò che abbiamo detto e scritto lo pensano in tanti; solo che non osano esprimerlo”: è il coraggio-ribellione della minoranza  La gioventù hitleriana (J.H.) vuole prendere in pugno la totalità della gioventù e allo stesso tempo l’intero spazio vitale del giovane tedesco (Schirac, 30 gennaio ’33, primo Fürer giovanile)  Alla fine del ’36 si calcolano 5.400.000 iscritti alla J.H. su un totale di 8.556.000 tra i dieci e i diciotto anni. All’inizio del ’39 8.700.000 su 8.870.000  “Leggendo il Vangelo – afferma Inge – scoprivamo a poco a poco che arrivavamo al punto in cui non serviva più la conoscenza, ma la fede e la decisione di un SI’ che ci avrebbe cambiato la vita”  Pubblico Ministero: “Le do un’ultima occasione: se avesse pensato seriamente, tornando indietro, rifarebbe le stesse cose?”. “Lei si sbaglia – afferma Sophie – ripeterei quello che ho fatto, perché non io, ma lei ha una falsa visione del mondo” (dirà “Dio non esiste!”).  La sorella maggiore al padre: “vorrei dirti di alzare gli occhi e guardare la felicità di Sophie e Hans, insieme ai quali noi dobbiamo essere felici e vogliamo amarli. Perché credo che lo splendore dei loro volti, nell’ora della morte, non fosse altro che l’inizio e il riflesso della grande beatitudine, in cui vanno adesso”. Chistoph Probst, che dal cappellano cattolico riceve il Battesimo, la Comunione, l’estrema unzione, così si esprime: “Ti ringrazio (Dio) di avermi dato la vita. A pensarci bene, non è stato che un cammino verso Dio”. Conclusione Susanne Hirzel, prima di sei figli del pastore protestante Ernst, aderente alla Chiesa confessante di Bonhoeffer, che così la descrive: “Sophie, scura di capelli e di occhi, per me era una figura solare. Critica e curiosa guardava dai suoi occhi, aveva una intelligenza lucida e un giudizio coraggioso. Una così era una rarità preziosa […] Sophie oltre alla sua intelligenza aveva una grande libertà interiore, era in costante scambio di pensieri con suo padre, i suoi fratelli e i suoi amici, che in parte erano maggiori di lei. Come sua madre aveva una voce lieve, a tratti quasi dolce, ma, come prima nella sua fase spigliata, sapeva anche essere sfacciata e sfrenata come un ragazzo. Era diretta, aperta, onesta, talvolta lievemente ironica, discreta nelle situazioni private. Colpiva il suo elementare amore della natura, la sua semplice gioia per i grandi doni della natura: i caldi raggi del sole, un prato pieno di fiori, i bambini, il camminare tra campi e pascoli. Da questa sensibilità nascevano domande religiose, nasceva il senso di responsabilità e la paura, “timor dei”, e la sua grandiosa assolutezza, che mi affascinava […] A diciannove anni era diventata una decisa avversaria di Hitler, a volte si esprimeva con pericolosa franchezza e si sentiva spesso eccessivamente sicura. “Bisognerebbe farsi strada fino ai posti più importanti e poi svelare, pezzo per pezzo, tutto questo gigantesco nazi-imbroglio”, disse una volta […] Nelle sue esternazioni politiche era molto coraggiosa, per non dire “imprudente”. Ai tempi della scuola un mio compagno di classe disse: “Vedrai, gli Scholl finiranno sulla forca”. Quando capitava che Sophie era a casa nostra, spesso con le sue affermazioni shockava mia madre, che si prendeva paura per i suoi figli, che potessero mettersi in pericolo per l’influsso e le parole di Sophie. E ciò mi spingeva a stare ancora di più con lei”. “REMOTA ITAQUE IUSTITIA, QUID SUNT REGNA NISI MAGNA LATROCINIA” (De Civitate Dei IV, 4) a cura di don Carlo
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Postato da claudio il 23/04/2008 alle 07:26
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THE VILLAGE
La Scala di Giacobbe Cineforum Relatore: Venturin Don Carlo “Il cinema è fatto più per pensare che per raccontare storie” Jean-luc Godard The Village Lunedì 18 Giugno 2007—Ore 21,00 The Village Scheda tecnica Genere:Metafora Regia: M. Night Shyamalan Interpreti:Joaquin Phoenix (Lucius Hunt), Bryce Dallas Howard (Ivy Walker), William Hurt (Edward Walker), Sigourney Weaver (Alice Hunt), Adrien Brody (Noah Percy), Brendan Gleason (August Nicholson), Michael Pitt (Finton Coin), Cherry Jones (sig.ra Clack), Jayne Atkinson (Tabitha Walker), Judy Greer (Kitty Walker). Nazionalità:Stati Uniti Distribuzione: Buena Vista International Italia Anno di uscita:2004 Orig.: Stati Uniti (2004) Sogg. e scenegg.: M. Night Shyamalan Fotogr.(Normale/a colori): Roger Deakins Mus.: James Newton Howard Montagg.: Christopher Tellefsen Dur.: 107' Produz.: M. Night Shyamalan, Scott Rudin, Sam Mercer. Breve sintesi Una comunità americana di stampo ottocentesco vive in un villaggio rurale, rendendosi autosufficiente. Tutti sono convinti che i boschi che delimitano il territorio sono popolati di mostri dai quali bisogna stare lontani. Nessuno si zzarda ad uscire, fino a quando la giovane Ivy, cieca e figlia di Edward, uno dei saggi-anziani, non accetta di sposare Lucius. Quando quest'ultimo accusa forti malori e ha bisogno di medicine, Ivy viene autorizzata ad attraversare il bosco per andare a comprare il necessario. Dopo un percorso irto di difficoltà, Ivy esce: è sulla strada, ……… Spunti per la riflessione “E’ un dono l’amore. Allora diciamo grazie per questo amore.” “Ci si può sottrarre al dolore come abbiamo fatto noi, ma lui ti trova, sente l’odore.” “Pur desiderandolo, ci sono gesti che non facciamo perché gli altri non capiscano ciò che vogliamo.” “Dimenticare (il male) vorrebbe dire farlo rinascere in altre forme.” “Non mi preoccupo di ciò che può capitare, ma di cosa bisogna fare.” “Un amore che ti fa rinunciare a un altro amore non è giusto.” “Non ci resta che pregare.” “Non esiste il bene senza sacrificio.” “Tu hai grande forza, Ivy. Tu sai guidare chi sa solo seguire. Tu vedi la luce, quando c’è solo tenebra.” “Sì, ho rischiato e spero di poter essere capace di rischiare tutto per una retta e giusta causa.” “ Lasciatela andare. Noi coltiviamo la speranza. Non bisogna scappare dal dolore. Il dolore è inevitabile, Ivy corre verso la speranza, lasciamola correre… E’ guidata dall’amore… Il mondo si muove per amore. Si inginocchia davanti ad esso ammirato.” Brani letterari Solo e pensoso Solo e pensoso i più deserti campi vo misurando a passi tardi e lenti, e gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio uman l’arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti; perché negli atti d’allegrezza spenti di fuor si legge com’io dentro avvampi: sì ch’io mi credo ormai che monti e piagge e fiumi e selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch’è celata altrui. Ma pur sì aspre vie né sì selvagge cercar non so ch’Amor non venga sempre ragionando con meco, et io con lui. Francesco Petrarca Meriggiare pallido e assorto ... E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. Eugenio Montale Spunti per la meditazione e la preghiera “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” Gen. 4,10 “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” Gv. 9,41 “ Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno” Gv. 17,15 - Da “ Breviario laico” di G. Ravasi Non c’è speranza senza paura, né paura senza speranza - Karol Wojtyla - Quella che proponiamo è una battuta desunta da La bottega dell’orefice che spontaneamente ci riporta alle parole bibliche con cui Giovanni Paolo II aveva quasi inaugurato il suo pontificato: “Non abbiate paura!”. Primaria è, allora, la speranza, una virtù che è quasi il tramite di sostegno tra le altre due virtù teologali: è alimentata dalla fede che come dice la Lettera agli Ebrei,è “ fondamento delle cose che si sperano” (11,1), e fiorisce nell’amore. Basta solo il soffio dell’esistere, anche nell’incubo atroce, per continuare ad attendere una luce e una sorpresa di pace. In ogni tempo è necessario alimentare in noi il respiro della speranza, soprattutto quando la paura sembra prevalere. “La speranza è un rischio da correre. Anzi, è il rischio dei rischi” (Georges Bernanos) Ci sono due modi di vivere: camminare sulla terra ferma facendo solo ciò che è giusto e rispettabile e, così, misurare, soppesare, prevedere. Ma si può anche camminare sulle acque. Allora non si può più misurare e prevedere,ma è necessario credere incessantemente. - Mat’ Marija - Nel lager nazista di Ravensbruck il 31 Marzo 1945 veniva eliminata Mat’ Marija, una monaca ortodossa, nata a Riga in Lettonia. Dal suo diario, intitolato poi Cammino di una monaca, ho estratto questa riflessione particolarmente intensa che delinea due modi di vivere. C’è innanzitutto la scelta del buon senso, del quieto vivere. Viene ,però il momento in cui bisogna avere il coraggio del rischio. Si deve abbandonare la terra ferma, ove i piedi sono ben piantati e ci si deve inoltrare sul mare, non di rado agitato dalla bufera. E’, questo, il tempo della generosità assoluta, della fede pura: il pensiero corre a San Pietro che cammina sulle acque verso Cristo e si impaurisce, scivolando tra le onde. Nella vita autentica non si deve sempre vivere misurando le proprie azioni. Bisogna ingaggiare anche la sfida del rischio, della donazione assoluta, del mettere a repentaglio il proprio benessere per salvare un altro. E’ la strana legge evangelica del perdere per trovare. Nella mia vita ne ho passate molte che, al ricordo, la testa mi gira, e adesso ho compreso distintamente col mio cervello e con la mia anima sofferente che l’uomo o non è destinato a nulla o a una cosa soltanto: l’amore. Ecco dove noi dobbiamo giungere e quale è la nostra missione. - Anton Cechov - E’ importante il crocevia che lo scrittore delinea, di fronte al quale ogni persona deve compiere la sua svolta: da una parte si dirama la strada del nulla e della disperazione; dall’altra si apre la via dell’amore. La dedizione, il sacrificio, la rinuncia, la generosità sono il solo atteggiamento da cui cresce e fiorisce l’amore e, alla fine la serenità interiore e il significato fecondo di un’esistenza. Sant’Agostino nelle Confessioni scriveva: ”L’amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo” - Agonia Signore, sono disgustato, sono accasciato questa sera. E’ orribile il male o Signore, è brutto, è sporco. Ho camminato nel fango, viaggiato nel fango, nuotato nel fango. Il mondo è fango. Mi sembra di avere bisogno di lavarmi le mani, gli occhi, il corpo, il cuore, l’anima, tutto, o Signore. Non oso più avanzare. Non oso più guardarmi. Perché avermi fatto vedere questo, perché avermelo fatto comprendere? Non potrò più dimenticare. Signore, come sapere e restare limpido? Come conoscere e restare in pace? Come portare l’infinita tristezza del peccato e serbare profonda la Tua Gioia? Figlio, bisogna accettare questo male sulla tua strada,; bisogna persino portarlo. Non fermarti, ma coglilo al passaggio, per questo ti ho inviato su queste strade. Ti schiaccia, non puoi più avanzare, ti accasci di disgusto nell’oscurità e nella solitudine! Conosco questo, figlio Mio. Ho vissuto questo, figlio Mio. Era la mia agonia. Bisogna passare di là, è la regola della Mia redenzione. Perché prima di resuscitare bisogna morire, prima di morire, bisogna soffrire, prima di soffrire, bisogna agonizzare. Non fuggire il male, al contrario sii presente. Prendilo. Più è brutto, più è pesante, e più bisogna afferrarlo; e soffri, e muori, La GIOIA verrà dopo. - Michel Quoist -
Tag : Cinema
Postato da claudio il 20/07/2007 alle 07:48
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Big Fish - piccola riflessione
E' solo col passare dei giorni che capisci la differenza tra un bel film, che ti soddisfa al momento, e un film bello che ti lascia qualcosa dentro. Big fish, è un bel racconto che ti porta a spasso nella vita degli interpreti. Ma questa o quella vita poco importa, secondo me è il mettere in gioco noi stessi che conta, ed era credo l'obiettivo del regista. Don Carlo, ha dato molti spunti di lettura (a tale proposito vi rimando nell'area download dove troverete il materiale preparato) ma, nel mio piccolo e per cercare di dare il via anche a questo post vorrei scrivere un piccolo pensiero. Se le cose che si fanno, dalla più banale alla più complicata, dalle relazioni amichevoli ai rapporti familiari, nel lavoro e nel tempo libero, si fanno mossi dall'Amore, quello con la A maiuscola, disinteressato, spontaneo, genuino, ecco che nulla è impossibile. Certamente difficile e faticoso ma non impossibile. Nel film l'interprete ha ridato la vita a un paese, il suo amore ha diviso due gemelle siamesi, sono veloci ma grandi flash che ci lancia il regista e che sapendoli cogliere ti fanno degustare il film e ti lasciano il palato dolce. Quindi se anche noi fossimo capaci di affrontare i problemi usando la leva dell' Amore, sfruttando in pieno questo elementare principio fisico, riusciremmo a muovere delle montagne e forse anche a sbriciolare i cuori di pietra.
Tag : Cinema
Postato da claudio il 01/06/2007 alle 18:12
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Pippo