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| 9^ dopo Pentecoste – 25/7/2010 |
| 9^ dopo Pentecoste – 25/7/2010
“Logica della debolezza”
(“colpo di stato”)
Lettura: 1Sam 16, 1-13
Salmo: 88 (89)
Epistola: 2Tim 2, 8-13
Vangelo: Mt 22, 41-46
❶ Nella polemica-scontro tra Gesù e i suoi interlocutori a ogni pagina viene introdotto un argomento nuovo, sempre però connesso con quelli precedenti.
A noi, in una lettura superficiale, sembrano tematiche lontane, anacronistiche. Il nostro tempo ha polemiche di una giornata, che variano e si dimenticano.
❷ Oggi si parla di Davide nelle tre letture. Narra la prima un “colpo di stato”, di Samuele su ordine di Dio stesso: un nuovo re viene consacrato segretamente al posto di Saul.
Vari aspetti, anche a seconda del tempo in cui vennero narrati, sono sottolineati, paradossali, che Gesù rende propri, ma anche filo conduttore per i suoi credenti.
a) “Non conta quello che vede l’uomo, l’uomo vede solo l’apparenza”. Ci sono sette figli di Iesse, belli, valorosi, validi; Dio sceglie il più piccolo, il dimenticato, il piccolo pastore. Le scelte di Dio riguardano l’interiorità, la autenticità sostanziale, non l’apparenza, cioè ciò che è buono, giusto, virtuoso, umile.
b) Da questo pecoraio discenderà il Messia, il consacrato dal Signore e non scelto da altri; questo “da ricco che era, si è fatto povero” (2Cor 8,9). E’ il secondo paradosso: il ricco si rende povero per rendere ricchi anche gli altri! Gesù è controcorrente, contro le attese ufficiali di Israele e anche nostre. “Pur essendo Dio, svuotò se stesso per riempire noi della sua divinità (Fil 2,7); “passò facendo del bene e sanando” (Atti 10,38); “obbediente fino alla morte” (Fil 2,8); “fu crocifisso per la sua debolezza” (2Cor 13,4). Per Gesù la debolezza è il punto di forza (beatitudini); nel suo progetto Dio salvò e salva il mondo con il suo Figlio così (“per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo”); “anch’essi raggiungano la salvezza che è in Gesù” (seconda lettura).
c) I suoi interlocutori discutono di lana caprina: Gesù li riporta al vero significato delle Scritture oggi: il Messia discende da Davide (Salmo 110), ma è oltre il limite del re d’Israele; “E’ Signore anche di Davide”, anche di quelli che lungo la storia si proclamano mandati dal Signore, padroni, despoti, interpreti del progetto divino.
❸ Le letture, in questo contesto, spiegano come va interpretata la Bibbia, la sua logica (“i miei pensieri non sono i vostri”, Isaia). Esse ci guidano alla verità tutta intera, che è Gesù (“io sono la verità”). Alcuni dei suoi contemporanei comprendono, accettano, muoiono per Lui, annunciano la “buona novella” (“per la quale soffro fino a portare le catene” e la Parola non è incatenata (Paolo, seconda lettura).
Altri tradiscono, abbandonano, lo processano, lo rendono “inumano”. La vera immagine di Gesù è data da Maria: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha esaltato gli umili” (Lc 1, 46 ss). Egli è l’ultima e definitiva parola del Padre: “avete inteso che fu detto, ma ora io vi dico” (Mt 5, 21 ss).
❹ Per noi oggi la parola di Gesù è comprensibile alla sua luce e indica la direzione.
a) Affrontare le debolezze, le sofferenze, anche la morte, con gli stessi “sentimenti di Gesù” (Fil 2,5)
b) Essere certi della sua Resurrezione: “Se noi moriamo con Lui, con Lui anche vivremo” (seconda lettura). Egli ha scelto il nostro corpo come domicilio per il suo Venerdì Santo (Tonino Bello)
c) Tentare di cambiare le regole del gioco prendendoci cura dei “piccoli” (Mt 10,42), “degli ultimi, dei senza difesa”, dei figli di Dio: “ero affamato, assetato, ignudo, straniero, prigioniero, diffamato … mi avete aiutato”.
don Carlo
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| 8^ dopo Pentecoste – 18/7/2010 |
| A.S – Per la prima volta, prima di “stendere l’omelia”, ho scritto a larghe mani alcuni appunti, perché il tema sotteso è delicato, attuale. Perciò presento di seguito la complessità, che la Bibbia non nasconde, ma anche le linee di fondo per la comprensione di ciò che il Dio in cui crediamo, delinea e ne presenta l’applicabilità nel tempo odierno. I miei sono spunti, anche provocazioni, perché Gesù stesso è provocante e paradossale.
8^ dopo Pentecoste – 18/7/2010
“con le pive nel sacco”
“IUS EST ARS BONI ET AEQUI” (Diritto Romano)
Lettura: 1Sam 8, 1-22a
Salmo: 88 (89)
Epistola: 1Tim 2, 1-8
Vangelo: Mt 22, 15-22
❶ Mentre gli argomenti delle domeniche precedenti sembravano antiquati: quanti si salvano – l’Alleanza – patto – servire il Signore e testimoniarlo – oggi vi è un tema vecchio come il mondo e attuale: è giusto pagare le tasse, è opportuno avere qualcuno che mi comanda, addirittura devo pregare per loro, perché esercitino in modo equo il potere che hanno tra le mani?
Certamente l’omelia (= conversazione in assemblea) non è adatta ad approfondire e ad arrivare a conclusioni precise esaustive.
Essa può e deve rimanere nell’ambito di chi le ha pronunciate e nel suo contesto.
❷ Matteo precedentemente aveva annunciato la sua posizione (10, 17 ss); risposta alla madre di Giacomo e Giovanni, che chiedeva posti privilegiati (20, 22 ss); il carattere servizievole dell’autorità (20, 24 ss); la guarigione di due ciechi (20, 29 ss); l’ingresso accogliente a Gerusalemme (21, 1 ss); i mercanti nel tempio (21,18); la discussione sull’autorità di Gesù (21,23); la parabola dei due figli (21, 28 ss) e quella dei vignaioli omicidi (21, 33); il banchetto nuziale e l’intruso (22, 1 ss).
In questo contesto la questione subdola, ipocrita dei capi coalizzati per cogliere in castagna Gesù. Essi, accusati nei discorsi precedenti, passano al contrattacco per porre Gesù in difficoltà, per metterlo alla prova (“per coglierlo in fallo”). Usano un tono suadente e adulatorio. Sono due i gruppi (in contrasto tra loro anche sul rapporto con gli occupanti romani) che vogliono screditare Gesù di fronte al popolo: con noi o contro di noi sei?
Oltre alle imposte indirette (pedaggi, dogane per tutti) i giudei dovevano pagare l’ “Irpef” (“census”), esclusi anziani e bambini.
Un tema di incandescente attualità.
Gesù risponde e va oltre, chiede una moneta e vi trova l’effigie di Cesare: “Date a Cesare ciò che è suo”, ma aggiunge: “a Dio quello che è di Dio” (cosa non richiesta). Gesù non ha l’intenzione di dividere il mondo in due regni separati. L’imperatore non ha nulla che non provenga da Dio, ha solo lo scopo di promuovere il bene comune sulla terra.
E’ quanto afferma Paolo: “raccomando che si facciano suppliche, domande, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re, per tutti quelli che stanno al potere, perché possano condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”.
La finalità del potere temporale è chiara. Chi si scosta da essa è contro il bene comune e contro Dio stesso. Anzi si pone al posto di Dio. Come precisa la prima lettura, quando il popolo sente il bisogno di uno che comanda (non che serve), che impone tasse, che chiama alla guerra, di servirlo come sudditi: liberi di essere servi.
Eppure conoscevano il primo comandamento: “non avrai altri dei all’infuori di me”. “Non hanno rigettato te, ma hanno escluso me, perché io non regni su di loro”. Il potere si pone in posizione di comando e non di servizio. Crede di essere il “Padre eterno” e agire in nome di Dio o al suo posto, anzi è consacrato da Dio per tale scopo!
❸ Gesù manda a casa con le “pive nel sacco” i suoi interlocutori: la moneta reca l’effigie di Cesare, compete a lui il tributo, ma la persona reca impressa l’immagine di Dio, a lui risponde. Ne deriva che, se lo stato si ponesse al di sopra di Dio (quante volte nella storia anche attuale i “got mit uns”, “Dio lo vuole”, “per Dio e per il re”, “uomo della provvidenza”, colui che interpreta la volontà di Dio e pretende di essere ubbidito), ma vi è l’alternativa: obbedire a Dio e non agli uomini (Atti 5,29).
❹ Uno studioso cristiano di diritto costituzionale così commenta il passo: “nell’espressione evangelica può trovare giustificazione qualsiasi equilibrio, qualsiasi rapporto d pura forza tra Stato e Chiesa … Quel motto anche oggi serve alla Chiesa per una netta superiorità su ogni argomento, serve anche allo stato per trovare “una spalla” per esercitare il potere” (rapporto “trono-altare”). “Senza la precisa distinzione di Gesù, la religione è intesa come risorsa politica e la politica come risorsa religiosa” (“Tra voi non sia così”).
Il Concilio Vaticano II (G.S. n.36): “A nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa” (Gustavo Zagrebellky in “Scambiarsi la veste”).
❺ Un altro studioso (Edgar Morin in “Anarchia e cristianesimo”) giunge alle medesime conclusioni: “Avete riconosciuto che il segno di Cesare si trova in questa moneta e dunque, poiché questa moneta gli appartiene, dategliela quando la chiede! Gesù non legittima la tassa, non consiglia di obbedire ai Romani, ma si limita a metterli di fronte all’evidenza”. Che cosa appartiene a Cesare? Ciò che porta l’effigie di Cesare! Qui è il limite del potere. Dove si trova il segno di Cesare? Sulle monete, sui monumenti pubblici, su alcuni altari: è tutto! Restituite a Cesare quanto gli appartiene e pagate le tasse. Pagare o no il tributo non è una questione di fondo, né una vera questione politica. Tutto il resto, dove non c’è segno di Cesare, non gli appartiene. Tutto il resto è di Dio. Cesare non ha alcun diritto su questo “resto”, anzitutto sulla vita (diritto di vita e di morte). Cesare non ha diritto di mandare gli uomini in guerra (prima lettura). Cesare non ha diritto di devastare e rovinare il Paese. Il regno di Cesare è molto limitato e ci si può opporre alla maggior parte delle sue pretese.
Paolo afferma qualcosa che mi torna difficile: “pregate anche per i re” cioè per tutti coloro che hanno autorità, un governo; “pregate per tutti gli uomini, perfino per i re e magistrati, poiché nessuno deve essere escluso dalla vostra intercessione”.
Ci sono stati cristiani tedeschi, molto impegnati nel movimento di resistenza attiva contro Hitler e pregavano per lui. “Non possiamo volere la morte dell’avversario. Non si tratta di pregare perché il potere si mantenga, riporti vittorie o perseveri, ma affinchè si converta, rinunci alla violenza e al predominio, diventi veridico. Si prega per lui e non contro di lui” (Von Galen, vescovo di Münster), perché nella fede cristiana si prega per la salvezza di tutti.
❻ Conclusione: Dio ci ha messi su questa terra, da essa non possiamo evadere. Ma occorre evitare di essere trascinati dalla ideologia imperante: la Chiesa è stata lungo i secoli realista sotto i re, imperialista sotto Napoleone, repubblicana sotto la repubblica, socialista sotto il socialismo, fascista sotto il fascismo. Paolo: “non conformatevi alla mentalità di questo mondo” (Rom 12,2).
I politici non sono idoli cui sottomettersi, ma persone a servizio dell’umanità e se non sono tali, si cambiano con altri; importante è che questi altri ci siano.
Alighiero Chiusano (1926-1995): “Ricorda: il Dio cristiano si getta nella storia come chi ha preso fuoco può tuffarsi nella piscina, o chi muore di fame ti si avventa sul cibo. Ciò che non ha schifato, anzi l’ha stretto con passione d’amante, la seconda persona trinitaria, vuoi disdegnarlo tu, povero nome impastato di colpa per paura di sporcarti le mani?” (“Preghiere salvatrici”, 1994).
Dio si è coinvolto in Gesù (“si fece carne”) in questa terra (“io vi ho dato l’esempio, fate altrettanto”).
• Ci sono tanti che dicono alla Chiesa (come allora a Gesù): devi intervenire di più, devi “sporcarti le mani” con i problemi di questo mondo.
• Altri pensano che la Chiesa farebbe meglio a tacere (a Dio e a Cesare): la Chiesa pensi ai sacramenti, la preghiera, le “cose dei preti e delle suore”. Perché mettere il naso nelle questioni sociali ed economiche, tra moglie e marito …?
• Altri vanno più in là: non solo vogliono la Chiesa zitta, ma la mettono a tacere (don Puglisi 1937-1993); mons. Oscar Romero 1917-1980; don Santoro a Trebisonda, qualche anno fa, il prof. Bachelet, ucciso all’università di Roma, i tanti martiri del nostro tempo che si prodigano con la parola e con l’esempio a favore del mondo intero.
• L’ecclesiologo don Severino Dianich: “Sembra che la situazione odierna richieda una specie di rovesciamento di quella antica. Nel passato la Chiesa fu fortemente politicizzata al suo vertice (“Papa capo di Stato”!), mentre la sua base popolare restava priva di qualsiasi voce in capitolo sulle questioni politiche; oggi invece è la base della Chiesa che ha bisogno di politicizzarsi, assumendo fino in fondo tutte le responsabilità che competono ai cittadini nella società civile, mentre il vertice ha bisogno di ritrovare il suo ruolo più puro della predicazione della fede e della custodia dell’unità” (“Chiesa sì, Chiesa no su una mentalità diffusa”, 1994).
don Carlo
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| VII dopo Pentecoste 11-7-2010 |
| VII dopo Pentecoste 11-7-2010
“Da chi andremo se non da te?”
“Dove stiamo andando”
Lettura: Gs 24, 1-2a 15b-27
Salmo: 104 (105)
Epistola: 1Ts 1, 2-10
Vangelo: Gv 6, 59-69
❶ Nella vita quotidiana ci sono momenti in cui occorre fermarsi, per chiedersi se il percorso va nella direzione prefissata, se vale la pena essere coerenti con le scelte iniziali, se il punto d’arrivo è veramente autentico e garante di ciò che voglio.
❷ Gli eventi quotidiani, ma anche straordinari, di un popolo, risentono di questi interrogativi, riguardo al percorso iniziato, la mancanza di orientamento, le crisi sociali ed economiche, familiari e religiose, dell’autorità e dell’obbedienza.
❸ Le tre letture esprimono questa costante dell’umanità e di ogni singola persona.
a) Il popolo di Israele forte dell’esperienza di Mosè il liberatore, finalmente e nella terra promessa. Il nuovo Mosè esprime il punto della situazione. Il Signore ha compiuto meraviglie in Abramo, in Egitto, dove eravamo schiavi, siamo stati sollevati perché Dio ci ha scelti, perché stabilì un patto nel sangue (domenica scorsa), perché ci condusse al Giordano, luogo di confine. Ora la terra che sta davanti a noi è nostra, ma occorre conquistarla. Oltre a ciò ci saranno rischi riguardo alla nostra identità, alla memoria di ciò che Dio ha compiuto. Occorre fermarsi e stabilire dove andiamo e come, con quali mezzi. E’ l’alleanza nuova. Per ben quattordici volte c’è il verbo “servire”, ribadito dal Salmo 105: “Serviremo sempre il Signore nostro Dio”. Il sette rappresenta la perfezione nella simbologia biblica, ma anche la completezza: è stata raggiunta la meta, non dimenticate ciò che Dio ha operato: “Dio ha fatto salire noi e i nostri padri dalla terra d’Egitto”; “ha compiuto grandi segni, ci ha custoditi”. “Di ciò noi saremo testimoni”.
Questa riflessione evidenzia la libertà di Dio nel compiere benefici straordinari (memoria storica), ma anche la libertà del popolo: “noi serviremo il Signore” è la sintesi della libera adesione a Dio, saldo e fedele.
b) S.Paolo richiama i suoi cristiani di Tessalonica agli stessi atteggiamenti. Siete stati amati da Dio, vi ha liberati “dagli idoli” “per servire il Dio vivo e vero” e “Gesù, il quale ci libera dall’ira ventura”. Lo avete dimostrato in tre modi: “l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità, la fermezza della vostra speranza”. Tutto ciò rende la parola di Dio libera di essere annunciata, scorre e si moltiplica tra i pagani. Perciò rendo grazie a Dio per tutti voi, un ringraziamento non solo personale ma per tutti voi, perché “siete stati scelti da Lui, perché per mezzo vostro la fede risuona dappertutto”. Sono i punti fermi che Paolo sottolinea nei momenti cruciali: in mezzo ai pagani, alla persecuzione, al diminuire dell’entusiasmo, state alla prima scelta.
c) Il Vangelo di Giovanni esprime il momento di sbandamento dei discepoli di fronte a Gesù che parla del pane di vita, “Lui è il pane vivo disceso dal cielo”. Dopo la moltiplicazione dei pani e l’euforia per la facilità nel trovare risorse materiali, Gesù parla della sua persona e delle scelte future della Comunità che lo circonda, la sua prima Chiesa: “Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”.
Come Giosuè, Gesù pone l’interrogativo: “Volete andarvene anche voi?” nei momenti cruciali e bui, nel disorientamento sociale, economico, personale, politico, esistenziale: è essenziale fare il punto della situazione e rispondere.
Pietro è il paradigma, altri sono modelli in negativo. “Da chi andiamo? Tu solo hai parole di vita eterna”. Altri si lanciano in balia degli eventi. Il cristiano e la Chiesa scelgono il Signore.
don Carlo
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| VI^ dopo Pentecoste – 4/7/2010 |
| VI^ dopo Pentecoste – 4/7/2010
vicino / lontano
ma Emmanuele
Lettura: Es 24, 3-18
Salmo: 49 (50)
Epistola: Eb 8, 6-13a
Vangelo: Gv 19, 30-35
❶ La domanda: sono molti quelli che si salvano (domenica scorsa, Lc 13,23) trova una risposta dalla liturgia odierna: Dio è alleato con il suo popolo (prima lettura): “ecco il sangue del Signore”, un patto di sangue-alleanza sottolineato ben sette volte nella seconda lettura, con la precisazione: “alleanza nuova”, non più patto di sangue animale, ma “le mie leggi nelle loro menti e nei loro cuori”.
Vi è una seconda sottolineatura: “io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati”. E’ il Dio-con-noi, nonostante le infedeltà al patto non più di sangue, ma di amore sconfinato: cuore squarciato, perché possa fuoriuscire per sempre l’amore sconfinato di Dio.
❷ Gesù può così esclamare: ho portato a termine la mia missione (“tutto è compiuto”). Vi consegno la mia forza, il mio dinamismo, me stesso (“consegnò lo Spirito”): sono vostro salvatore. Da questo momento il rapporto Dio / umanità non può più essere infranto, Lui è il garante del nuovo Eden, il creato è salvo, nonostante i tanti “no” umani in ogni epoca, le fratture tragiche, le cattiverie: Lui, Gesù, è il giusto che salva “la città”; i cuori di pietra sono sostituiti dal cuore di carne. Chi si pone sulle orme di Gesù è suo collaboratore, altri si autocelebreranno, dichiarandosi benefattori, risolutori delle crisi umane e del creato.
Chi si pone sulla scia di Gesù (“vi ho dato l’esempio, perché anche voi facciate altrettanto”, Gv 13,15); “vi ho lasciato un esempio, perché ne seguiate le orme”, 1 Pt 2,21)) è benefattore, corresponsabile con Dio a favore dell’umanità.
❸ Questo nuovo patto sponsale con Dio è rinnovato nel corpo e nel sangue di Cristo: “ogni volta che farete questo, lo farete in memoria di me” (Lc 22,19); “questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,20). E’ il nuovo “vincolo del sangue” tra Dio e noi, tra noi e tutti gli altri, “fino alla fine” (Gv 13,1).
La storia del “nostro alleato” ci mostra con quanta tenerezza Dio si prendesse cura attraverso il Figlio, di ciechi e storpi, ma anche di adulteri, pubblicani, traditori, truffatori, emarginati dalla società (le “nullità”). E’ il nuovo patto d’amore sempre ricominciato, sempre rinnovato. I cristiani seguono questo esempio, lo nutrono continuamente, anche quando sembra che tutto vada in tutt’altra direzione. Lui è il garante: “non ci verrà torto un capello del nostro capo”, “non abbiate dunque timore” (Mt 10, 29-30). L’umanità amata da Dio in Gesù sarà per sempre alleata con Lui: “avendo amato i suoi, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).
❹ Sembra a noi un Dio lontano, ma è nel nostro intimo. In questa direzione va l’umanità tutta intera, il cosmo, grazie all’alleato fedele per sempre.
Ecco la preghiera di Alighiero Chiusano (1926-1995, “preghiera salvatrice”): “Tu non ci rifai se noi stessi, con forte impegno, non ti daremo aiuto. Sarà poca cosa il nostro apporto, ma, se viene meno, devi arrestarti anche tu”.
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| V^ domenica dopo Pentecoste – 27 giugno 2010 |
| V^ domenica dopo Pentecoste – 27 giugno 2010
“La Bibbia non è un pass-partout”
Lettura: Genesi 18, 1-2a. 16-33
Salmo 27 (28)
Epistola: Rm 4, 16-25
Vangelo: Lc 13, 23-29
❶ Il Vangelo di Luca racchiude la vita di Gesù, come un viaggio verso Gerusalemme.
Sa che la “porta è stretta”. La porta della città veniva chiusa al calar del sole. Per i ritardatari e per le urgenze c’era una piccola apertura accessibile a una persona per volta. La porta stretta è l’ultima occasione per quanti non entrarono dal portale d’ingresso.
La risposta di Gesù – prendendo questa pratica – al suo anonimo interlocutore, è la seguente: per entrare nel Regno e “salvarsi” è necessario passare per la porta del Vangelo, che è Gesù che si definisce: io sono la porta.
❷ Certamente è difficile incontrare oggi chi si domanda quanti sono quelli che si salvano (cioè entrano nel Regno-Paradiso). Sono molti di più, se non quasi tutti, quelli che si interrogano sul come investire i propri risparmi, sul come si può guadagnare di più, sul come divertirsi e mantenersi sani.
Il “tale” del Vangelo rivolge una domanda per noi anacronistica. Per Gesù no. Sembra, la sua, una non-risposta, o fuori tema, con tono pessimistico: un padrone senza pietà (nell’orto, una volta arrivato a Gerusalemme, si è sentito così solo e angosciato), che rifiuta l’ingresso nella sua casa, che dichiara per ben due volte: “non vi conosco”, “non so di dove siete”.
Certamente l’anonimo interrogante risente il clima del suo tempo; forse è desiderio sincero, forse curiosità, o una immagine distorta di Dio, ritenuto un notaio. La sua domanda può celare la pretesa di essere nel numero esclusivo di chi ha diritto alla ricompensa divina.
Gesù non è disponibile a tutto questo. Afferma che la salvezza si gioca nel giusto rapporto con la Sua persona, come Lui ha vissuto il rapporto con il Padre, non dicendo Signore, Signore, ma compiendo fino in fondo la volontà paterna.
Ciò richiede lotta, determinazione, l’andare controcorrente (icona è l’orto degli ulivi).
Il verbo che Gesù usa: “sforzatevi”, deriva dal greco agonizzare (lottare), Luca descrive Gesù, che suda sangue, come l’agonizzante, cioè la perseveranza nel combattimento quasi fisico.
Chi non è agonizzante si sentirà rispondere: “non vi conosco, allontanatevi da me, operatori di ingiustizia”.
A sostituzione di costoro, altri da ogni parte entreranno: “verranno da oriente e occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio”.
E’ il pellegrinaggio delle nazioni, gli “ultimi”, i lontani giusti, i veri fedeli discriminati dai fedeli falsi-vicini, che si considerano meritevoli d’ufficio.
Il sogno-risposta del Signore è di radunare tutti. E’ l’incontro-scontro tra tradizioni e culture diverse. Uomini e donne capaci di credere con tutto se stessi, che non vivono solo in Israele, ma provengono da tutte le parti della terra. Gesù banchettava con pubblicani e peccatori. Gli altri non possono presentare le credenziali di aver pregato, banchettato (Eucaristia). Il cristianesimo di Gesù è coerenza tra fede e vita; questa è la porta stretta.
❸ La figura di Abramo, che domina la prima e la seconda lettura, è paradigmatica: “ha sperato contro ogni speranza”, “non vacillò nella fede”, “non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede” fino a sacrificare l’unico figlio. Non solo. Fu intercessore presso Dio per coloro che neanche conosceva (abitanti di Sodoma). Mercanteggiò con Dio, come è tradizione, per i semiti.
La salvezza è per tutti in forza di pochi giusti (ce ne saranno dieci nella nostra città?).
E’ quanto diciamo in ogni Eucaristia: “per mezzo di Gesù Cristo, nella potenza dello Spirito Santo, fai vivere e santifichi l’universo e continui a radunare intorno a te un popolo, che da un confine all’altro della terra offra al tuo nome il sacrificio perfetto”.
don Carlo
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| IV^ domenica dopo Pentecoste – 20 giugno 2010 |
| IV^ domenica dopo Pentecoste – 20 giugno 2010
I peccati contro l’umanità:
“L’ortica pungente dell’invidia”
Lettura: Genesi 4, 1-16
Salmo 49 (50)
Epistola: Eb 11, 1-6
Vangelo: Mt 5, 21-24
❶ Sin dall’origine del mondo si creano “fratture”, talvolta insanabili, nel creato: umanità e Dio, umanità e il creato, umanità e i propri simili. Da sempre ogni cittadino del mondo trova di fronte a sé ostacoli, divergenze, omicidi, furti, rapine, maldicenze, guerre, distruzione del cosmo, inimicizie, indifferenze, invidie.
E’ la sintesi della parola di Dio di domenica scorsa e di quella odierna: situazioni e domande insite in ciascuno, almeno in certe condizioni, avvenimenti personali o cosmici.
❷ Il “modello” è mostrato in Caino e Abele, i primi figli dei trasgressori del comando di Dio. Traligna l’invidia (= guardare con sguardo bieco, odioso, geloso, malvagio, cattivo, abnorme, irreale): “Dio vuole bene a lui e non a me”. “Dio fa distinzione di persone, non è giusto”; tolgo perciò di mezzo chi mi ostacola ad essere l’unico benvoluto, io solo devo essere al centro di tutto, il resto è di ostacolo, perciò lo elimino”.
a) La reazione dell’invidioso è sproporzionata, iniqua, ingiusta, fedifraga, omicida. Caino sente dentro di sé tutto questo (rimorso), si sente interpellato, non può sopire la voce interiore ed esteriore: “dov’è tuo fratello”, la voce di sempre, la voce inquietante, che rode l’io profondo: è il peccato secondo la Bibbia, ma anche nei detti popolari: “il diavolo fa le pentole ma non il coperchio”.
La voce-rimorso esige la risposta, una qualsiasi, più o meno corrispondente al vero o tendente a pacificare il proprio io: “non sono il custode di mio fratello”. Penso a me stesso, ho tanti problemi dentro di me, gli altri non devono venire a turbarmi, si atteggino come me, eliminino l’intruso così vivranno senza ostacoli di sorta: liberi di decidere a scapito anche degli altri, ma a proprio vantaggio:io sto bene, gli altri si arrangino, oppure si mettano da parte, perché io possa stare al centro di tutto: egocentrismo.
b) La reazione di Dio è antitetica: “nessuno uccida Caino”. E’ anche la frase dell’associazione contro la pena di morte, ancora presente in gran parte delle nazioni. Ciò significa che il male non si debella una volta per tutte, ma che ogni generazione vince le tentazioni avverse e risolve le controversie con razionalità, dialogo, pazienza, perseveranza, senza scorciatoie o semplicistiche soluzioni.
Il male è radicato, la zizzania cosparge il mondo da sempre e per sempre, alla fine verrà separata.
c) Il Dio che appare nella seconda lettura, non è solo quello del “no”, ma sottolinea un aspetto trascendente: la fede in Lui. Per fede Abele offrì le primizie; per fede “i nostri antenati sono stati approvati da Dio”; “per fede, Enoc, figlio di Caino, fu portato via”, cioè non passò attraverso la morte.
Senza la fede è impossibile essergli graditi: “egli esiste e ricompensa coloro che lo cercano”. “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”.
d) Il salmo 49 è la “cerniera” tra la prima lettura e il Vangelo di Matteo: “Ti siedi, parli contro il tuo fratello … Hai fatto questo e dovrei tacere … Ti rimprovero, pongo davanti a te la mia accusa”.
La grande “rivoluzione” di Gesù sta nell’aver aperto un’altra via di accesso a Dio e all’umanità, diversa dal “sacro”: la via profana dell’amore al prossimo (cfr. Mt 25 nel giudizio finale), come afferma Giovanni (1 Gv 4,20): “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”: sulla fraternità che si sgretola, germoglia l’ortica pungente dell’invidia. E’ il paradosso che Gesù richiama: “ma io vi dico, amate i vostri nemici”, non dite al fratello “stupido” o “pazzo”, “sarai sottoposto a giudizio e alla Geenna del fuoco eterno”.
Da qui l’invito-comando: prima di celebrare l’Eucaristia, lascia la Chiesa, va a riconciliarti con chi ha qualcosa contro di te (seguendo letteralmente quanto detto da Gesù, le chiese si svuoterebbero). Seguendo la logica di Gesù, la liturgia propone dopo l’omelia e prima dell’Eucaristia, il “segno di pace”, che sta sempre più diventando semplicemente gesto rituale, vuoto, formale, magari bugiardo.
❸ La parola di Dio è come una lama a due tagli: uccide più la parola che la spada, più l’indifferenza che l’odio, “una bocca menzognera uccide l’anima” (Sap 1,11).
Luigi Accattoli in “Non mi vergogno del Vangelo”, così commenta il paradosso della pagina del Vangelo odierno: “Il cristiano guarderà con la massima delicatezza a ogni condizione sessuale e a ogni esperienza d’amore, che è sempre un dono, anche la più povera e irregolare. Diremo che è un’esperienza irregolare, ma non negheremo che in essa vi sia amore: ci può essere grazia nella devianza, tutto è possibile a Dio. Nella comunità non ci sono solo i celibi per vocazione, i fidanzati e gli sposati. Ci sono divorziati e vedovi, poligami e omosessuali, donne e uomini che vivono una solitudine che non hanno scelto. La nostra parola non deve mortificare nessuno”.
“La carità è la più efficace delle preghiere” (R.Follereau).
don Carlo
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| 6 giugno 2010 |
| 6 giugno 2010
Corpo e Sangue del Signore
2^ domenica dopo Pentecoste
Corpo e Sangue del Signore
Lettura: Genesi 14, 18-20
Salmo 109 (110)
Epistola: 1 Cor 11, 23-26
Vangelo: Lc 9, 11b-17 2^ dopo Pentecoste
Lettura: Sir 18, 1-2. 4-9a 10-13
Salmo 135 (136)
Epistola: Rm 8, 18-25
Vangelo: Mt 6, 25-33
❶ La liturgia ambrosiana di questa domenica si trova di fronte a due feste: la domenica 2^ dopo Pentecoste e il “Corpus Domini”. Consiglia la prima, ma celebra solennemente la seconda.
Siccome è sempre l’Eucaristia ad essere centro della domenica, non esiste contrapposizione. Anzi si integrano, si completano, perché ci sia una fede interrogante.
❷ L’Eucaristia è incontro tra Dio e l’umanità, l’umanità nella sua diversità:
a) Abramo e Melchisedek. Si incontrano nel nome del Dio altissimo: sono stranieri tra loro, ma uniti nell’unico Dio.
b) Paolo, discendente di Abramo, trasmette fedelmente alla comunità di Corinto, divisa tra ricchi e poveri, ciò che Gesù donò a tutta l’umanità: il suo corpo e il suo sangue, segno di alleanza, di concordia, di condivisione, di aiuto reciproco. E’ ciò che la Chiesa è chiamata a trasmettere fedelmente.
c) Questo Gesù ha rivelato l’essenza del cristianesimo voluto da Dio Padre: la compassione verso la folla, un popolo affamato e assetato, con i primi cristiani, gli Apostoli, a dire: mandali a casa, ai loro paesi, nei loro stati, noi non possiamo niente, anzi ci tolgono le case, il lavoro, la sicurezza.
Gesù comanda: «date voi stessi da mangiare», non ci sono scuse a fronte di una umanità affamata e disperata: non è il pane che va verso di essa, la folla va verso il proprio sopravvivere. Questo celebriamo ogni domenica, la folla è il corpo e il sangue di Cristo.
La Chiesa, su comando di Gesù, distribuisce non onori, non cariche pubbliche, ma compassione e atteggiamenti coerenti e concreti.
Quindi l’incontro , non lo scontro, non le divisioni, ma la fraternità in Cristo, non privilegi, ma atteggiamenti che mostrano la presenza del Dio misericordioso.
❸ Le condizioni interiori fondamentali, per vivere il “mistero della fede”, sono annunciate nelle letture della 2^ domenica:
Il mondo è opera di Dio. «Che cosa è l’uomo? A che cosa può servire? Qual è il suo bene e il suo male?». E’ la creatura su cui Dio versa misericordia e perdono, doni che la Chiesa deve offrire a ogni creatura, perché «la misericordia divina riguarda ogni essere vivente».
L’universo intero (S.Paolo) geme e soffre per le ferite inferte (es. Golfo del Messico). Sono i gemiti raccolti da Cristo stesso e portati al Padre, per questo la speranza di Cristo ci salva.
L’umanità intera si domanda, ieri come oggi: «Che cosa mangeremo? Che cosa indosseremo? Che cosa berremo?», cioè come nelle varie crisi riusciremo a racimolare: lavoro, mutuo, figli, tasse, malattie, migrazioni, disoccupazione giovanile soprattutto?
Ecco le preoccupazioni, l’ansia, l’angoscia per il presente e il futuro. La risposta di Gesù sembra di “un altro pianeta” e lo è: «Guardate gli uccelli del cielo, i gigli del campo: non valete più di loro?» (Cristo è venuto proprio per accompagnarci dentro queste realtà).
«Se Dio si preoccupa del creato, non si occuperà soprattutto di voi?». Solo i pagani non vedono futuro, pagani che provano di tutto per creare ulteriori disuguaglianze: dare ai ricchi, togliere ai poveri. Non hanno compassione. «Voi invece cercate il regno di Dio e la sua giustizia». Questa è la condizione primaria essenziale, il punto di partenza per l’umanità intera e non per il mio tornaconto personale.
❹ L’Eucaristia è fonte continua per la Chiesa a favore dell’umanità, perché Dio agisce così; così i credenti, seminatori a larghe mani della Misericordia divina verso tutti.
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| S.S. TRINITA’ - 30 maggio 2010 |
| S.S. TRINITA’ - 30 maggio 2010
Dio abita in noi e ama
❶ La festa, che la Chiesa propone oggi, può essere la sintesi dei grandi fatti che Dio ha compiuto e compie tra noi. E’ il mistero di Dio, indagato per secoli, creduto, negato, o come se non esistesse.
❷ Da piccoli ci parlavano di Dio Uno e Trino, cosa comprendevamo allora era ben poco, così anche oggi.
Il mistero rimane tale. La Bibbia è una testimonianza unica e straordinaria di esperienza di Dio. La prima lettura, ma anche la prima pagina della Bibbia, esprimono l’azione di Dio nella creazione dell’universo, e la presenza nei fatti umani in Abramo e Sara, che offrono ospitalità a tre sconosciuti: sono ripagati con il dono del figlio.
Abramo e Sara non solo credono che Dio “esiste”, non credono a Qualcuno indeterminato (credo sì in qualcuno è la risposta di tanti), ma credono in Lui, in Dio, su cui ripongono tutta la fiducia. L’ospitalità è esperienza di Dio. Per Abramo e Sara Dio è fondamento di tutta la loro esistenza.
❸ La vita e l’insegnamento di Gesù, Figlio di Dio, confermano e rendono più chiaro il mistero. Dio è padre misericordioso. Egli è l’uomo che rompe tutti gli schemi. Il suo è un messaggio gioioso, parla di libertà, non si fa dominare da nessuno, difende la dignità dei più deboli, delle persone “improduttive”, degli emarginati, come il buon Samaritano. Egli non è violento, non carica fardelli sulle spalle. Mette in pratica un amore creativo, misericordioso: ha compassione.
❹ La Chiesa-comunità non solo crede in Dio, ma anche in Gesù Cristo, suo inviato. E’ il modello di vita: “vi ho dato l’esempio”. La fede cristiana in Dio non è professare una dottrina, ma è vita nello Spirito di Cristo. E’ quanto afferma il brano di Vangelo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui”.
Sarà lo Spirito di Cristo, il Paraclito, “che vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. E’ la forza propulsiva, il propellente nella vita quotidiana.
Paolo parla dell’azione dello Spirito, perché si lascia plasmare: parla di comunità di diversi per riscoprire e vivere insieme, con ruoli diversi, ma tutti attivi e aperti al soffio di vita (come Abramo).
La Bibbia parla di un unico Dio e Padre, per mezzo di Gesù “suo Figlio”, nello Spirito santo che è Spirito di Cristo.
Da questo mistero è nata e nasce continuamente la Chiesa per svolgere la missione dentro il mondo, così come si presenta. Senza pessimismo o ottimismo, ma con la speranza certa che Dio è con noi.
❺ Come conclusione posso così proporre:
• Lo Spirito di Cristo, Figlio di Dio Padre, trasmette sempre nuove motivazioni per agire in modo onesto, indulgente, buono, anche quando sono assalito dalla brutalità degli altri
• Lo Spirito mi permette nuove disposizioni atteggiamento di impegno disinteressato nei confronti del prossimo, di solidarietà verso gli svantaggiati, di lotta contro le ingiustizie, da qualsiasi parte vengano
• Lo Spirito suscita nuove azioni, nuovi atti nelle relazioni personali e sociali. Non solo programmi per cambiare la società, ma segni concreti, segni di umanità nel mondo.
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