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| Crocefisso. |
Ci sono dei giorni che sembra andare tutto storto, anzi va proprio tutto storto.
Allora l'impeto, l'impulso, la "bestia" che c'è in me mi spingerebbe al gesto di rabbia.
Verso il collega di lavoro, verso il cliente e perchè no anche moglie e figli......tutti a sopportare la mia ira....
Ma se alzo gli occhi e "ricevo" lo sguardo di Cristo in Croce che è in bella mostra qua nel nostro capannone (ma se non fosse lì appeso a me non cambierebbe nulla) e ci accompagna in ogni giorno....bhè allora dico se sopporto, soffro un pò e riesco a farmi carico anch'io delle pene che Egli ha sopportato per tuttti noi riuscirò a trovare la forza per dare un senso anche alle giornate più buie e tristi.
Anche dare il lavoro a tutti e fare ricorso il meno possibile alla cassa integrazione per non togliere neanche un sorriso ai miei operai è una lotta, in questi tempi quasi una sofferenza.
Fin da piccolo ho sempre dedicato le mie sofferenze a Cristo e come il Pettirosso vorrei riuscire a togliere dal Suo capo una spina e portarla un pò anch'io.
Non dobbiamo vergognarci di essere Cristiani. In fondo ricevere l'impulso e scrivere di getto queste righe mi fanno volare molto in alto e della rabbia iniziale ora non c'è più traccia.
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| CRUCIFIGE |
ASTER–IX a EREMOS
“ CRUCIFIGE ”
ASTERISCHI
Sono stato svegliato di soprassalto, dopo un lungo letargo di tre anni e più: non riprendevo più sonno. Dovevo sgravarmi di un enorme macigno, che, per legge di gravità schiacciava sempre più, come il bambino in spalla a Cristoforo. Oltre a tale onere, un urlo sprezzante arrivava ai miei pagani orecchi: “hanno crocifisso un’altra volta il Crocifisso”. E’ mai possibile suppliziare due volte lo stesso condannato? Così va il mondo nel quale sono riemerso!
Lo stesso sonno di Kant fu rotto dal grido improvviso nel 1789: la Rivoluzione francese, in modo fragoroso, stava per impiantarsi nel Continente.
Mi domandai se il crocifisso, di cui si vocifera, è con la “C” maiuscola, o con la “c” minuscola. Non è solo un enigma di ortografia, ma è sostanza.
Ancor più mi ha risvegliato l’affermazione apodittica di Mark Travaglio (è travagliato da che cosa?). Udite, udite: “Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali”. Forse sono ancora quelli del sinedrio, che incitarono il popolo a sfidare il potere romano: “crucifige!”. Eppure lui, Mark, è informato dei fatti!
Tutto questo travaglio è esploso nel mio corpo (anche anima?). Mi sono risoluto di informarmi per non ulteriormente intorbidare lo smog che inquina le coscienze dei benpensanti. Ho “spigolato” qua e là sulle vostre fonti di informazione ed espongo brevemente quanto è codificato e quanto invece è pura propaganda dei “parassiti del credere”.
• Dal 1949 (non ho sbagliato data) esiste il Consiglio d’Europa, al quale aderiscono oggi 47 Stati (tutto il Vecchio Continente), che hanno firmato la “Convenzione sui diritti dell’uomo”. Per dirimere tutte le violazioni, il Consiglio si è dotato di una apposita commissione, costituita da un membro di ciascuno Stato e che funziona come un vero tribunale.
• Alla Corte, che ha sede a Strasburgo, possono rivolgersi sia gli Stati, sia i cittadini (singoli o associazioni). Essa è divisa in quattro sezioni. All’interno viene costituita una Camera di sette membri ciascuna. La decisione presa da ciascuna Camera costituisce sentenza di primo grado, alla quale si può rivolgere appello. In questo caso il giudizio di secondo grado (che è definitivo) viene preso dalla “Gran Camera” (17 membri).
• La sentenza sul crocifisso (minuscolo) muove da un esposto di una famiglia italo-finlandese. Una Camera ha dato ragione alla famiglia. Lo Stato può ricorrere presso la Gran Camera. Se il secondo grado è come il primo, l’Italia dovrebbe cambiare la norma incriminata.
• Non c’è una legge che impone il crocifisso nei luoghi pubblici. Ci fosse stata, la risoluzione dipendeva dalla giurisprudenza italiana, fino alla Corte Costituzionale. Non essendo legge dello Stato … Il crocifisso nelle scuole italiane è presente solo in ragione di un regolamento amministrativo (Ministero d’istruzione) e relativo all’arredo scolastico. Esso dice che in un’aula scolastica ci devono essere tot banchi, tot sedie, una cattedra, una lavagna … e il crocifisso. La prima norma, che prescrive l’affissione del crocifisso a scuola, è del 1857 (Regno di Sardegna); specificazioni ulteriori nel 1927 (5° anno del fascismo); in tempi recenti, una circolare del 1967, che ribadisce tra l’altro la presenza del crocifisso.
• I vari ricorsi presso la giustizia amministrativa e perfino quella di Cassazione, restano al “palo”. Nel 2004 ne è stata investita la Corte Costituzionale, che non ha ritenuto di esprimersi in merito, perché si trattava di “materia regolamentare”.
• Il “Concordato” non c’entra. Il regolamento è precedente al 1929 (Patti Lateranensi); esso non è stato regolamentato neppure nella revisione del Concordato (1984).
• Cosa può accadere ora che il “dado è tratto”? Il ministero competente può cambiare regolamento (sic! coi tempi che corrono). La Corte europea non può costringere (non ne ha “la forza” politica); già altre sue sentenze hanno trovato orecchie di mercante (tanto rumore per nulla, si può dire; ma tale rumore ha generato in me un grande groviglio e travaglio).
Il crocifisso è un pezzo d’arredamento (per lo Stato italiano) dell’aula scolastica, come la carta geografica, la fotografia del Presidente della Repubblica, o di qualche magnate dell’unità d’Italia. Se il crocifisso è un segno religioso specifico, nella vostra Italia, allora si crea il travaglio tra gli atei devoti, gli agnostici devoti in politica, e il clericali più tradizionalisti. Chi rimuove dallo spazio pubblico scolastico il segno della fede cristiana non è una persona intollerante, insofferente, addirittura carica di astio contro il cristianesimo: la “Cristianofobia”. Lo stesso vale per l’accusa di rinnegare la tradizione popolare italiana. Qualcuno della vostra nazione non esita a parlare del Crocifisso come di una componente simbolica dell’italianità. Il crocifisso diventa il muro nuovo che gli italiano vogliono costruire. ( N.B. – Sto scarabocchiando questi asterischi nel giorno ventennale della caduta del muro di Berlino).
San Paolo, quello che voi avete celebrato l’anno scorso, afferma “ … Colui che ha fatto dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne (non con materia inorganica) la legge fatta di prescrizione e di decreti;
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce,
distruggendo in se stesso l’inimicizia” (Ef 2, 14-16)
“Vi esorto pertanto, fratelli, … ad essere unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi” (1 Cor 1,10)
“Noi predichiamo Cristo crocifisso (1 Cor 1,23)
“Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2-3)
Dirà in altra parte : “per me vivere è Cristo” (Fil 1,21).
Il vostro San Paolo potrebbe anche oggi affermare: “noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti, voi onorati, noi disprezzati.
Perciò, o miei cari, fuggite l’idolatria” (1 Cor 10,14).
Questo comando richiama: “non avrete altri dei all’infuori di me” (Es 20,3).
Che cosa vuole il Dio degli ebrei e dei cristiani?
Isaia 58: “Questo è il digiuno che io voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi …., dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo …, allora la tua luce sorgerà come l’aurora” (vv 6-8).
Così il Salmo 82: “Difendete il debole, l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi” (vv 3-4).
Ho intravvisto nel futuro ciò che in nome della croce (e il crocifisso dov’era?) sarebbe accaduto: conversione coatta al Cristianesimo (Carlo Magno e i Sassoni), le crociate (Dio lo vuole!), i roghi e le streghe costrette a baciare il crocifisso (Giovanna d’Arco), le croci uncinate (“Got mit uns”), la collina delle croci in Lettonia.
Ho riflettuto sulle affermazioni di Raniero La Valle, un vostro insigne cristiano: “Non credo che quello che oggi manca in Italia sia il riaccendersi di un conflitto religioso, di una guerra ideologica. Certo al governo piacerebbe, perché sarebbe ancora un altro modo per dirottare l’attenzione, per restare esente dal giudizio sul disastro prodotto dalle sue politiche reali. Se dovessi dire come procedere, direi che lo Stato smetta di imporre alle scuole il crocifisso, e non impugni Strasburgo; che la Chiesa non ne rivendichi l’obbligo, tanto meno come simbolo d’identità e di radici, piuttosto che come simbolo di salvezza, e per ottenerlo non corra nelle braccia del governo; e che con buon senso, secondo le tradizioni e le esigenze dei luoghi, si trovi un consenso tra genitori, alunni e maestri, sul lasciare o togliere la croce. L’ultima cosa che vorrebbe quel Dio schiavo che vi si trova appeso, è di portare l’inquietudine, l’inimicizia e lo scontro nei luoghi dove una generazione sta scegliendo, e forse solo subendo, il suo futuro”.
A conclusione, riporto a memoria ciò che disse don Primo Mazzolari (parroco della Bassa) a proposito del presepio: continuando ad adorare i gesù bambini di gesso (o di altro materiale inorganico) si finisce con il dimenticare i bambini in carne ed ossa (i poveri Cristi!).
Anche un noto vostro politico afferma: “Se non difendiamo i nostri valori e la nostra storia, ci sveglieremo domani mattina senza poter più festeggiare il Natale (di chi, caro onorevole?), perché urta la sensibilità di qualcuno”.
Sarà! Ma Cristo ha detto: “Cristus heri, hodie et semper”.
Vi auguro un Santo Natale liturgico di Cristo e un anno 2010 che veda, almeno per voi cristiani, i credenti in Gesù vivere nel loro intimo e in pubblico, ciò che Cristo disse e operò: Le parti avverse non “prevalebunt” (Mt 17-18).
Aster-ix
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| Povero Cristo! |
Povero Cristo!
di Paolo Farinella, prete
I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.
Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.
Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.
Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!
Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio... beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.
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| ANNO III – Agorà n. 12 |
ANNO III – Agorà n. 12
Novembre 2009
“ OMNE TRINUM EST PERFECTUM”
(Il troppo storpia)
Ripercorrendo i tre anni di vita del “blog”, mi sono trovato davanti una aporia: pur essendo un inetto dello strumento internet-blog-computer, mi sentii sempre più certo della loro importanza, anzi necessità del loro uso. Non ho riscontro se tutto ciò avviene da parte degli internauti. Certamente non si è attuato quel legame, non di “botta e risposta”, ma di interconnessione riguardo a un tema e alle sue argomentazioni; non fu corrisposta una analisi ulteriore per l’approfondimento. In Gandhi un giorno trovai una sua affermazione sulla “Verità”: essa è come un albero, ma un albero è formato da tante foglie (piccole verità in armonia). Tante foglie-verità formano la Verità. Questo aspetto del blog di Eremos non si è realizzato, l’albero della verità è rimasto monco; non si realizzò il motto Hegeliano: tesi-antitesi-sintesi.
Nella prima Agorà – dicembre 2006 – così presentavo il nuovo sito: La Scala di Giacobbe … una volta al mese proporrà interventi di natura culturale in genere e tematiche specifiche, ci saranno proposte, approfondimenti, “provocazioni” (si scorra l’indice degli argomenti).
Agorà fu il titolo prescelto: “piazza centrale della polis, con l’assemblea pubblica: opinioni, sentenze, giudizi, lotte, cronaca … vita della città”.
L’Agorà nell’Antica Grecia era circondata da edifici pubblici: tribunali, templi, “buleuterio” (da bulè) = consiglio cittadino, presieduto dagli Agoranomi, con funzioni di disciplina e di controllo (cfr “città metafisica” di De Chirico).
Ancora si afferma nella prima Agorà: “La Scala di Giacobbe desidera essere una proposta di confronto e di approfondimento. Diventi l’Agorà l’incipit di comunicazione e di coinvolgimento della esistenza comunitaria in questo scorcio di terzo millennio”.
“Illusione, dolce chimera sei tu: mi fai sognare, cantare”, mentre gli iniziali argonauti alle prime armi osavano andare oltre “le colonne d’Ercole”, “fatti non foste a viver come bruti”, arrivava il “non possumus”, l’ “expedit” di curiale memoria.
“Non è difficile immaginare che si potrà essere provocati su temi particolarmente accesi e spinosi” (Quali? Non lo so!)
“Bisognerebbe confidare molto sulla autorevolezza di chi tiene le fila, perché si corre il rischio di eccessiva personalizzazione. E’ più facile che questo, anziché unire e riconciliare, aggravi divisioni e tensioni”.
N.B. – Il conte zio e il Padre Provinciale dei Promessi Sposi: “ho creduto di far parola a vostra paternità d’un affare di comune interesse, da concludere tra noi … sono certo che andremo d’accordo … E questo padre Cristoforo, so da certi ragguagli, che è un uomo … un po’ amico dei contrasti … che non ha tutta quella prudenza, tutti quei riguardi … Scommetterei che ha dovuto dar più d’una volta da pensare a vostra paternità. … Colpa mia … era un soggetto da farlo girare di pulpito in pulpito, e non lasciarlo fermare sei mesi in un luogo, specialmente in conventi di campagna … Questi urti, queste pieghe, principiano talvolta da una bagatella, e vanno avanti, vanno avanti … A voler torvarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengono fuori cent’altri imbrogli. Sopire e troncare … troncare e sopire … Tocca a noi, che abbiamo i nostri anni … purtroppo eh, padre molto reverendo?
(Promessi sposi: incontro-scontro tra il conte-zio e il Padre Provinciale dei cappuccini, cap. 19).
Scusate la lunga divagazione, o agoresi. E’ avvenuto così, forse è una costante storica che inebetisce le Autorità di ogni tempo: l’Agorà è pericolosa e io non ho l’autorevolezza necessaria per tenere testa all’ “avversario”.
Continua la nota curiale: “La proposta di un blog di decanato compromette direttamente l’istituzione e ciò non è un bene, soprattutto se si tien conto che potenzialmente gli utenti sono tutto il mondo”.
“Credo che bisogna essere molto prudenti, anche umili, diffidando un poco delle presunte capacità di reggere le pressioni”.
Da quel momento (28 marzo 2006), il blog è sotto la mia personale responsabilità. Tutti gli internauti possono verificare i pericoli previsti nella nota sopra presentata!
Confidai, continuando l’esperienza, che gli utenti si interconnettessero; si sarebbe così superata l’aire di pudore, prudenza del “troncare e sopire”, e avrebbe avuto esito positivo la spinta dal basso verso il “podio” di chi sta alla finestra e giudica dall’alto della sua autorità.
Per l’ennesima volta mi sovviene il rimprovero-anatema dell’Apocalisse di San Giovanni al cap. 3, vv 15-16: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè ne freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca … Mostrati dunque zelante e ravvediti”.
Alla luce di quanto precede (tre anni intensi, fecondi, sofferenti per certe interpretazioni incongrue) è chiaro il titolo dell’ultima Agorà: “Quod scripsi, scripsi”.
don Carlo
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